Home >>> The Strand Magazine >>> Strand dicembre 2000 >>> L'alchimia della riscrittura...
 

L'alchimia della riscrittura: lunga vita a SH

di Ornella de Zordo

Come Casanova, Don Giovanni, Peter Pan (con il cui autore Conan Doyle, suo buon amico, condivideva almeno due passioni: quella per il cricket e quella per lo spiritismo), anche Sherlock Holmes appartiene a quella categoria di personaggi che travalicano l'apprezzamento critico del testo da cui sono nati e sopravvivono alla sua fama e alla sua diffusione. Personaggi che si animano di vita propria, eclissando spesso il nome stesso dell'autore che li ha creati e gli sopravvivono nel tempo, non solo ma viaggiano nello spazio comparendo inaspettatamente nei luoghi più lontani travestiti con gli abiti più disparati: é del 1996 la comparsa, sulla copertina del Sho-so Bulletin di un Holmes asiatico in chimono giapponese. Attraverso un processo che potremo chiamare alchemico questi personaggi realizzano quel sogno a lungo inseguito nei laboratori umani e mai realizzato che é l'immortalità.

Riscritture, serie e parodiche, continuazioni, imitazioni, apocrifi, pastiches sono gli strumenti potentissimi tra scienza e magia attraverso i quali si opera questo miracolo di sopravvivenza.

Un segnale di straordinaria vitalità, si deve ammettere che Holmes lo dimostrò fin da giovanissimo. Era trascorso poco tempo dalle prime comparse pubbliche di quello che sarebbe diventato il detective più famoso del mondo (la sua nascita coincide come sappiamo con il Natale del 1887 quando Holmes si accingeva a risolvere brillantemente il mistero dello "Studio in rosso") e già l 'immaginario popolare veniva catturato dalla sua figura e dalle sue avventure al punto da suscitare una vera e propria febbre nei lettori dello "Strand", il giornale popolare che raggiunse in pochi mesi il mezzo milione di copie solo per aver ospitato le vicende dell'investigatore impegnato a risolvere i suoi casi apparentemente inspiegabili, primo tra tutti il caso dello "Scandalo in Boemia". Si era nel luglio 1891 e Holmes con la sua attività investigativa fruttava al suo autore 50 sterline per ogni sua avventura.

Già nel 1892 usciva la prima di una serie infinita di parodie del personaggio Holmes, il cui numero é proporzionale alla fama raggiunta dal personaggio "in vita" e proseguita, come vedremo, oltre la morte decretata dal suo autore. A proposito di questa "morte", per ben due volte Conan Doyle, che era convinto che la sua autentica vocazione fosse quella dello scrittore di romanzi storici, tentò di liberarsi del suo personaggio; la prima volta il delitto fu architettato alle spalle di un Holmes giovanissimo: era appena il 1893, quando con poca preveggenza l'autore scriveva alla madre: "Sono a metà dell'ultima avventura di Holmes, dopo di che il gentiluomo sparirà per non ritornare mai più. Mi sono stancato del suo nome" ; lo dovette, invece, per nostra fortuna, riportare in vita, su pressioni e insistenze insostenibili, dieci anni dopo, e poi come é noto, annunciòil suo ritiro dalla scena nel 1925, e almeno questa seconda volta, la fine del detective sembrava riuscita. Come vedremo, non fu così .

Dicevamo dunque delle parodie, un genere particolarmente amato dagli appassionati del nostro, che sembra si siano divertiti innanzi tutto giocare con il nome (sapete che sulla scelta del nome molto si é speculato da parte degli sherlockiani e holmsiani e che l'autore arrivò alla scelta definitiva dopo aver scartato una serie di alternative; sulla decisione finale rilasciò una volta la seguente intervista: "Una volta ho segnato trenta punti (a cricket) contro un tizio di nome Sherlock. Da allora ho sempre nutrito un tenero affetto per quel nome." Sembra con questo aver dato l'avvio alla serie di giochi linguistici sul nome del detective: nel 1892 uscivano "Le avventure di Sherlaw Kombs", a firma del giornalista di Detroit Luke Sharp (pseudonimo di Robert Barr), mentre l'anno seguente apparve su "Punch" (4 novembre 1893) il racconto "The Umbrosa Burglary" a firma "Cunnin Toil" (alias il membro del Parlamento Rudolf Chambers Lehmann), racconto nel quale la coppia di sagaci investigatori Picklock Holes e Potson tentavano di risolvere il caso in questione . Nella vignetta intitolata "The Succored Beauty" l'investigatore Oilock Combs sta intrattenendo il fedele Dr Spotson in una dimostrazione verbale della propria sagacia investigativa quando i due sono interrotti da un improvviso bussare alla porta. E' una disperata duchessa di Swabia che grida "Mi sono perduta"; il perspicace Holmes si precipita giù per le scale, poi risale velocemente e informa la sua cliente che non si é perduta ma si trova al n62 di Fakir Street; al che la duchessa esclama "Mio salvatore!". Lo scrittore americano O.Henry parodizza il nostro in "The Adventures of Shamrock Jolnes" mentre Bret Harte scrive un racconto su Hemlock Jones di Brook Street, il cui collaboratore adorante dice testualmente: "Mi gettai subito ai suoi piedi nella mia posizione abituale". Le parodie si susseguirono negli anni: in "Spaniard in the Works", pubblicato a Londra nel 1965, John Lennon racconta di Shramrock Womlbs che esclama: "Ellifitzgerrald my dear Whopper", mentre fuori nel buio si aggira insaziabile Jack the Nipple. Nelle "Adventures of the Dog in the Knight" di Robert L. Fish, Schlock Homes di 221-b Bagel Street e il suo compare Watney stanno meditando sul destino di Sir Gibbon trovato morto dopo aver mangiato una salsiccia. In "The Adventures of the Soiled Sanctuary", di Martin H. Ornstein, ambientato nel 1534 Fratello Whitsun del sacro ordine di Poor Bakers condivide la cella con fratello Alms, soprannominato "Shire Luck" Alms, celebre per risolvere misteri partendo dai minimi indizi. Quando la storia ha inizio, il suo aiuto é richiesto in Italia dove un pozzo sacro, giàmeta di pellegrini, ha misteriosamente perduto le sue proprietà; il racconto si conclude con la diagnosi geniale di fratel Shire Luck Alms: " era stata colpa di Michelangelo Buonarroti che aveva dipinto il soffitto della Cistern Chapel".

Alle parodie si sono accompagnati nel corso degli anni delle riscritture "ortodosse", così definite perché l'autore replica stile e tematiche cosìfedelmente da rendere impossibile distinguere la copia dall'originale. (Larry Felman, "Reloading the Canon"). Degno di nota in tal senso "The Man Who Was Wanted", una riscrittura così convincente che quando apparve, alla fine degli anni '40, fu creduto un "disperso" autentico di Conan Doyle mai incluso nel canone. La confusione fu alimentata dal fatto che il testo venne ritrovato tra le carte dello stesso Conan Doyle, ma si ricostruì in seguito che il racconto era stato scritto da Arthur Whitaker che lo aveva venduto al vero autore di Sherlock Holmes per dieci ghinee per un possibile uso futuro dello spunto.

"The Adventures of the Unique Hamlet" del saggista canadese Vincent Starrett viene considerata la riscrittura ortodossa di livello più elevato. Nel racconto il collezionista di libri Harrington Edwards si reca nell'appartamento di Baker Street e racconta di essere stato aggredito la notte precedente mentre tornava a casa dopo aver acquistato il preziosissimo manoscritto originale dell'Amleto di Shakespeare, e di non avere alcuna traccia del malvivente. Al detective e all'amico Watson spetterà il difficile compito di risolvere il mistero. Un altro personaggio shakespeariano fa la sua comparsa nella commedia in due atti "Sherlock Holmes and the Hands of Othello" di Alexander Simmons, nella quale Holmes, vestito nei panni di comandante dei Mori, si trova a confrontarsi con il fantasma di Otello. Infine, l'autore americano August Derleth (1909-1971) é stato definito "il più grande imitatore del maestro" avendo creato una serie di racconti paralleli a quelli del canone al centro dei quali si trovano l'investigatore Solar Pons di Praed Street e il suo amico-assistente Dr Parker, riscritture filologicamente correttissime degli originali.

In una serie nutrita di riscritture, Holmes, innalzato al rango di personaggio storico, incontra alcuni dei protagonisti della Storia: Hitler in "The Return of Francois le Villard", di Tony Seton, Carlo Marx e la figlia in "The Case of the Revolutionist's Daughter": "Sherlock Holmes Meets Karl Marx", di Lewis Feuer, i passeggeri de Titanic in "Sherlock Holmes and the Titanic Tragedy" di William Seil, Winston Churchill in "The Boer Conspiracy", di John C. Woods, Theodore Roosvelt in "The Seventh Bullet", di Daniel D. Victor, Oscar Wilde in "Sherlock Holmes and the Mysterious Friend of Oscar Wilde", di Russell Brown, e, nel racconto forse più famoso di questa serie, Sigmund Freud in "The Seven-Per-cent Solution" di Nicholas Meyer.

In altre riscritture Holmes incontra invece personaggi finzionali: Dracula in "The Holmes-Dracula File", di Fred Saberhagen e in "Sherlock Holmes vs Dracula or the Adventure of the Sanguinary Count", di Loren Estelman. In "Sherlock Holmes in the the Curious Case of the Vanishing Villain", di Gordon Rennie, un disperato Dr Jekyll compare in Baker Street chiedendo aiuto; Hyde é scomparso dalle pagine del romanzo, e l'insuperabile nostro detective scopre infine che Hyde é fuggito dal "noioso racconto" di Stevenson per entrare nel più eccitante mondo di Edgar Allan Poe.

E poi ancora si dovrebbero ricordare le riscritture che riempiono i vuoti lasciati nel canone ( per esempio: davvero non c'é stata una storia d'amore nella vita di Holmes? Quesito a cui risponde "Sherlock in Love" , di Sena Jeter Naslund). O le storie per bambini con al centro un Holmes teriomorfo. Un topolino, come nella serie "Basil of Baker Street", oppure un pulcino in "Sherlock Chick's First Case", un gatto nella serie "Holmes for Holidays", il cui protagonista Purrlock Holmes insieme a Watnip, risolve casi complicati come quello di "A Study in Garlic".

Dunque Sherlock Holmes sopravvive, più vitale che mai grazie all'alchimia della scrittura: ce lo testimonia una volta di più un romanzo uscito appena qualche mese fa, intitolato "The Mandala of Sherlock Holmes" , pubblicato da Harper Collins in India. Namyang Norbu, direttore del Centro di studi tibetani di Dharamsala é entrato "in possesso di una testimonianza strana e veridica sui due famosi anni in cui il detective era scomparso in Tibet". Finalmente l'anello mancante dell'irrisolto mistero nella vita di Sherlock Holmes: il nostro si era trattenuto in Tibet per esercitare la sua professione coadiuvato da un novello Watson, ossia Hurre Chander Mookerjee, la spia del romanzo kiplinghiano "Kim."