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Salotto letterario a Baker Street
Perché un salotto letterario a Baker Street? Il salotto di Sherlock Holmes era, lo sappiamo, una stanza polivalente, un fertile territorio di frontiera fra spazio privato e pubblico, un luogo dincontro nella Londra di fine 800, già metropoli: insomma, lombelico del mondo. Sala di lettura, di relax, laboratorio alchemico, meta dei clienti più disperati di Holmes, teatro di confessioni e intimidazioni, biblioteca e stanza intima, il salotto non è mai un salotto letterario nel senso che oggi attribuiamo al termine. Lidea ci viene piuttosto dalla volontà di scegliere il salotto di Holmes come luogo privilegiato per un riesame del personaggio il quale non era poi così ignorante in campo letterario come Watson voleva farci credere, visto che, per fare un esempio, citava a memoria Shakespeare alla luce della critica letteraria e dei cultural studies e allinterno di quel grande movimento rivitalizzante che è la riscrittura di testi canonici in epoca postmoderna. Da una parte, Giovanna Mochi traccerà unipotesi brillante e provocatoria di relazione fra i percorsi della metodologia di ricerca accademica e le strategie dintervento (o non intervento) dellautore e dellinvestigatore nel testo, focalizzando in particolare la sua attenzione sul celebre racconto Il giro di vite di Henry James, e portando a collidere realtà e finzione nella sua affacinante conclusione. Dallaltra parte, Ornella De Zordo si occuperà con locchio allenato della studiosa del postmoderno di una formidabile carrellata di riscritture, pastiches, parodie e apocrifi i quali, lungi dal compromettere lintegrità assoluta del Canone tengono vivo da oltre un secolo linteresse per la figura di Holmes e anzi lo ripropongono nel tempo come mediatore culturale transepocale fra diversi periodi e fra diversi generi letterari. |