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Salotto letterario a Baker Street

di Alessandra Calanchi

Perché un 'salotto letterario' a Baker Street? Il salotto di Sherlock Holmes era, lo sappiamo, una stanza 'polivalente', un fertile territorio di frontiera fra spazio privato e pubblico, un luogo d'incontro nella Londra di fine 800, già metropoli: insomma, l'ombelico del mondo. Sala di lettura, di relax, laboratorio alchemico, meta dei clienti più disperati di Holmes, teatro di confessioni e intimidazioni, biblioteca e stanza intima, il salotto non è mai un salotto letterario nel senso che oggi attribuiamo al termine.

L'idea ci viene piuttosto dalla volontà di scegliere il salotto di Holmes come luogo privilegiato per un riesame del personaggio — il quale non era poi così ignorante in campo letterario come Watson voleva farci credere, visto che, per fare un esempio, citava a memoria Shakespeare — alla luce della critica letteraria e dei cultural studies e all'interno di quel grande movimento rivitalizzante che è la riscrittura di testi canonici in epoca postmoderna.

Da una parte, Giovanna Mochi traccerà un'ipotesi brillante e provocatoria di relazione fra i percorsi della metodologia di ricerca accademica e le strategie d'intervento (o non intervento) dell'autore — e dell'investigatore — nel testo, focalizzando in particolare la sua attenzione sul celebre racconto Il giro di vite di Henry James, e portando a collidere realtà e finzione nella sua affacinante conclusione.

Dall'altra parte, Ornella De Zordo si occuperà con l'occhio allenato della studiosa del postmoderno di una formidabile carrellata di riscritture, pastiches, parodie e apocrifi i quali, lungi dal compromettere l'integrità assoluta del Canone — tengono vivo da oltre un secolo l'interesse per la figura di Holmes e anzi lo ripropongono nel tempo come mediatore culturale transepocale fra diversi periodi e fra diversi generi letterari.