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Il mistero del Millenium Bug

di Enrico Solito

(questo racconto è stato scritto per la Festa di Internet del 19/20/21 marzo 1999.)

Era una persona ancora giovane, pur se i primi segni dell'età matura denunciavano affanni e preoccupazioni (essenzialmente calcistiche, come seppi poi). Si presentò con un accento chiaramente italiano come M.M., in missione a Londra a nome e per conto del Comune di Firenze.

- Ci siamo rivolti a lei, signor Holmes, in ricordo del rapporto del tutto speciale che la lega alla nostra città. Siamo preoccupatissimi, signor Holmes: il millenium bug! Il millenium bug! -

Gillette interpreta HolmesDavanti ai nostri volti evidentemente esterefatti, l'italiano si rese conto che ignoravamo di cosa stessimo parlando.

- Mio Dio, siamo perduti allora. Davvero non ne sapete nulla? Signor Holmes, il mondo è in pericolo! Tra meno di un anno tutti i sistemi informatici, i meccanismi di controllo, i sistemi di puntamento missilistico, i conti bancari, rischiano di saltare per aria! -

In pochi minuti di affannose spiegazioni l'italiano ci mise al corrente del problema che angosciava lui e, a quanto pareva, molti governi. Per parte mia alzai le spalle, costernato dalla stupidità del genere umano, che affida tanto potere a delle scatolette che poi non riesce neppure a far funzionare come si deve.
Holmes si era allungato sulla sua poltrona preferita, la pipa tra i denti, lo sguardo trasognato, le lunghe dita delle mani congiunte in quell'atteggiamento di concentrazione che tante volte gli avevo visto assumere davanti ai casi più complicati.

- Ma perché rivolgersi a me? Non avete consultato dei tecnici? -

- Naturalmente, signor Holmes. In tutto il mondo squadre di informatici lavorano da tempo intorno al problema. Ma che dire... c'è sempre qualcosa che impedisce di arrivare ad una soluzione: come se il segreto si difendesse, non volesse essere scoperto. Perciò abbiamo pensato di ricorrere al suo prodigioso cervello... non ci abbandoni. -

Accompagnai alla porta l'inconsolabile italiano, cercando di confortarlo come meglio potevo, pur sapendo dentro di me che aveva decisamente sbagliato indirizzo. Ma quando mi voltai verso Holmes ebbi una sorpresa: si era letteralmente tuffato sul suo archivio, e consultava avidamente le schede, con una frenesia ed una luce negli occhi che non potevano mentire: Holmes era tornato in caccia.
Passarono giorni di grande agitazione. Il mio amico aveva passato una giornata alla facoltà di ingegneria, "per documentarsi", mi aveva detto, e si era ripresentato a casa armato di due casse piene di diavolerie elettroniche dall'astruso significato. Per quanto mi riguarda ho sempre amato la penna, il calamaio, e il profumo della carta vergata d'inchiostro: e vedere il grande investigatore ticchettare sulla tastiera, imprecare davanti allo schermo, accendere e spegnere pulsanti colorati, mi riempiva di una strana inquietudine. Holmes era letteralmente incollato al suo computer, da cui si allontanava solo per tuffarsi nella lettura di enormi libroni dai contenuti incomprensibili e pieni di segni che a me sembravano assai simili all'alfabeto cirillico, ma che mi fu poi spiegato essere invece "codici ASCII".

- Si rende conto Watson, - fece un giorno - che con questo piccolo modem posso comunicare istantaneamente con tutto il mondo ?! -

Alzai le spalle, perplesso. - Lo faceva anche prima. Holmes. I telegrammi, non ricorda? E volendo, il telefono. Del resto, che linee usa il suo... quella macchinetta?-

- La linea telefonica. -

- Appunto! - conclusi trionfante, mentre tornavo alla lettura del giornale.

All'inizio di questa nuova passione del mio amico avevo attribuito al lungo periodo di noia il suo subitaneo appassionarsi alle questioni informatiche. Ma col passare dei giorni mi resi conto che qualcosa di più pressante doveva guidare i suoi interessi e le sue azioni. Un pomeriggio Holmes si alzò finalmente dal suo posto di lavoro, afferrò cappello e cappotto e si affrettò ad uscire.

- Sarà bene che esca, Watson. Non mi aspetti per cena. -

La mattina dopo, quando mi alzai, il mio amico non era ancora rientrato. Fu mentre mi apprestavo a consumare in solitudine l'appetitosa colazione che la nostra buona governante mi aveva servito, che rientrò, con aria stanca, ma assai soddisfatta.

- Tutto si lega, Watson! Tutto si lega! - mi disse mentre si imburrava il pane.

- Ha risolto il problema, Holmes? Lei non mangia mai prima di arrivare alla soluzione di un caso. Gliene sarà grato il mondo intero.

- Ho fatto di meglio, Watson. Ho trovato Moriarty. -

(Continua)